Questo racconto iniziato nel 2004, non l'ho mai portato a termine, è uno dei miei tanti progetti incompiuti, qui pubblico il primo dei due capitoli che ho scritto.
Buona lettura !
GIO MONTI

Presenta :

















FALCI DI LUNE LONTANE






















data inizio: 29/09/'04 ore 02:28















PARTE I




“La Chiamata”




















Un colpo preciso all'estremità più alta del ceppo spaccò in due il piccolo tronco di legno, anzi a dire la verità il materiale di cui era costituito era una fibra artificiale, che somigliava al fusto di un albero, ma questo poco importava all'uomo che teneva ora in mano la scure e fendeva con un altro colpo micidiale il pezzo posto sopra una pietra anch'essa feticcia.
Tuttò ciò che lo circondava era un'artificio della nuova generazione, composto da materiali sintetici ed ologrammi che riproducevano con estrema fedeltà i boschi, i prati, le montagne e tutte le immense distese di terra coltivata che i suoi occhi potevano scorgere.
Anche le coltri di nubi immerse nel cielo azzurro erano prodotte artificialmente, come il clima e la vita circostante, ma Roland Gordon si accontentava anche di questo luogo pur di stare lontano dal suo passato, fin troppo movimentato, laggiù da qualche parte sulla Terra.
Sapeva di vivere una vita falsata, su una colonia extra-planetaria ai margini del Sistema Solare, vicino ad Europa, il primo dei satelliti del gigantesco pianeta Giove.
La sua vita non era però così monotona come uno potrebbe pensare, tutti i giorni si svegliava presto, per cacciare, tagliare la legna, seminare il suo piccolo orticello che dava frutti biologicamente commestibili, saporiti ma ovviamente non genuini come i vecchi ortaggi della madre Terra.
Aveva deciso anni prima di fuggire dall'umanità, solo, ma dopo qualche tempo anche un uomo rude come lui sentì il bisogno di compagnia, ed acquistò un cane, o meglio una replica di un bastardo terrestre, dall'olfatto piuttosto sviluppato, l'ideale per cacciare le bestie riprodotte nei boschi adiacenti alla sua casa, fatta di pietre e tavole, come nei tempi antichi dell'umanità.
Laggiù Roland aveva anche una compagna, un'androide dalle sembianze femminili, che aveva acquistato per coronare il suo vecchio sogno di avere avuto almeno una volta nella vita una donna che tenesse veramente a lui, cosa che, ovviamente, col lavoro che esercitava sulla Terra non gli era mai stato possibile.
Era un modello Beta 8, riproduceva perfettamente i lineamenti di una vecchia attrice hollywodiana, Natalie Portman, vissuta parecchi secoli prima, il suo cervello era un software perfetto per ingannare ogni uomo, un'intelligenza artificiale che emulava ogni comportamento di una ragazza di 22 anni, però con la comodità di poterla gestire tramite comandi vocali: essa sapeva cucinare, curare le faccende domestiche, inolte col tempo aveva sviluppato anche alcuni hobby, come la pittura e la poesia, Roland si sentiva in fondo un uomo fortunato ad avere lei, la sua Susan, accanto nelle sere in cui si sentiva più triste, lei sapeva sempre come aiutarlo, come rincuorarlo, i tecnici che l'avevano programmata dovevano essere dei geni, pensava lui ogni tanto.
Proprio in quel momento, dopo aver accarezzato il pelo giallastro del suo Toby, Roland entrò in casa, stava andando a prendere alcuni ferri che teneva in cucina, per aggiustare lo steccato intorno all'orto, si preoccupò di fare piano, per non svegliare Susan, la quale lo aveva già udito sull'uscio e lo chiamò dalla camera da letto <<Roland...>>, L'uomo, con le pinze in pugno entrò nella stanza sorridendo <<Scusa non volevo svegliarti...>>.
<<Vieni qui vicino>> lo invitò lei stroppicciandosi gli occhi; Roland appoggiò delicatamente l'utensile da lavoro sul comodino e si avvicinò a lei, molto dolcemente, accarezzandone il viso e proseguendo sulle curve, Susan rise e lo afferrò per il colletto della camicia a quadrettoni per dargli un bacio sulla fronte.
<<Beh via mi aspettavo qualcosa di più dato che mi hai chiamato, ho un sacco di lavoro da fare sai qui io? Mica posso stare come te a poltrire tutto il giorno!>> esclamò lui fingendosi scherzosamente arrabbiato, lei si portò il lenzuolo fin sotto al naso e rispose con una smorfia <<Povero te! Tutto solo a far finta di tagliare ceppi di legno, guarda che non sono mica stupida!>>.
<<Beh neanche io, serve per rilassarmi, tu piuttosto, dormito bene?>> chiese lui ancora unendo le sue grosse mani forzute con quelle di lei, piccole e delicate, dalla pelle bianca.
<<Si, abbastanza, ho fatto anche un bel sogno!>> esclamò Susan, quidi Gordon incuriosito le domandò <<Cosa hai sognato? Me lo racconti?>>; Susan rispose prontamente <<Ho sognato che noi due...va beh cosa te ne frega, magari te lo racconto un'altra volta...a proposito sai che ore sono?>>.
Gordon diede un veloce sguardo all'orologio Sector Expander posto sul suo polso attaccato al possente avambraccio iperallenato dall'attività fisica che svolgeva in quel feticcio di campagna <<Sono già le 10:15 del 29 Settembre 2504, Susan, se però vuoi dormire ancora un po'....>>
Susan si sdraiò nuovamente sotto le coperte, con i lunghissimi capelli scuri alla rinfusa sul cuscino <<Va bene vado a vedere se riesco a fare un altro di quei sogni lì,sai mi fa sentire più umana sognare...>> Roland si riprese la sua pinza e socchiuse la porta della camera da letto aggiungendo come saluto un dolce <<Notte piccola!>>, Susan <<Ciao>>; dopodichè la porta si chiuse dentro la camera da letto e la replica di una ragazza umana sprofondò nel buio e quindi, come da comando, nel sonno profondo.
Non sapeva con certezza Roland, se essa sognasse oppure credesse di sognare, comunque i tecnici gli avevavo assicurato che più un replicante sta a contatto con gli umani, più ne assume i comportamenti e modi di fare, forse poteva dire che sognava solo perchè lo aveva sentito dire in tv o dallo stesso Gordon, senza pensarci; comunque Roland accompagnato dal fedele e scodinzolate Toby si stava imbarcando nella delicata missione di mettere insieme lo steccato, distrutto dalla pioggia artificiale di due notti prima.

Erano le 9:16 del giorno dopo, Susan era in cucina, stava guardando un programma televisivo, mentre la caffettiera era in ebollizione sulla piastra laser della stufa, Roland non era ancora riuscito a tirarsi giù dal letto, era solito fare le ore piccole ad osservare la volta celeste con il suo telescopio, su in soffitta e non si era ancora destato.
Fu un rumore assordante a fargli aprire lenggermente gli occhi, Susan guardò dalla finestra e lo vide scendere dal cielo, mentre si posava sull'erba scompigliata dall'aria prodotta dalle eliche rotanti delle sue ali, Toby, legato con la catena all'uscio della sua cuccia iniziò a ringhiare contro l'immenso oggetto blu cobalto che si stava adagiando sul prato d'innanzi alla casa.
Roland Gordon accarezzo la sua amata sulle spalle, come per tranquilizzarla, lui sapeva molto bene cos'era quell'affare volante composto di lamiere, un tempo ne aveva anche pilotato qualcuno, giù sulla Terra, era un astro-flyer di tipo militare, usato nelle missioni ad alto rischio, non aveva mai raccontato nulla della sua vita movimentata a Susan e si chiese come potesse spiegargli di essere così tranquillo.
Mentre un uomo dal portamento elegantissimo, con giacca, cravatta ed un buffo cappello usciva dall'abitacolo, lasciando sul mezzo solamente il pilota, Roland si portava alla bocca un'abbondante carraffa di caffè, appoggiandosi allo stipite destro della porta d'ingresso.
Velocemente l'uomo dal baffetto da sparviero si avvicinava tenendosi il copricapo sulla testa, per via della corrente d'aria prodotta dalle pale rotante del veicolo, il cane si scaraventò contro di lui piuttosto bruscamente, continuando ad abbaiare, fortunatamente non riusciva ad aggredirlo per via della breve lunghezza della catena a cui era legato.
<<Buono Toby, sentiamo cosa ha da dirci questo tipo, prima di sbranarlo!>> esclamò Roland con tono rilassato e subito Toby si convertì ad una postura più tranquilla, mettendosi anche a scodinzolare.
<<Beh che dire, lo ha addommesticato bene signor Gordon!>> disse l'uomo porgendo la mano al nostro eroe, il quale con una smorfia di disgusto, si voltò posando la tazza tra le mani di Susan, che ancora non riusciva a capire chi fossero questi visitatori.
Dopodichè Roland porse la sua possente mano destra stringendo quella assai più mingherlina dell'uomo baffuto aggiungendo <<più che altro uso i comandi vocali contenuti sulle istruzioni, ma con chi ho il piacere di parlare signor...>>, l'ometto estrasse il suo ghigno sornione come per ridere forzatamente alla battuta di roland e rispose <<Sono il maggiore Gill, dell' S.S.M.T. , penso che lei ne abbia già sentito parlare>>.
Rolan conosceva molto bene quella sigla, era il “Servizio Segreto Militare Terrestre”, si voltò verso Susan chiedendole di entrare dentro, doveva parlare da solo con quell'uomo.
<<Non lavoro più per voi maggiore, ero libero quando ci sono entrato e da uomo libero ne sono uscito>> disse Gordon aggrottando la fronte, Gill sorrise di nuovo, stavolta in modo assai più sornione <<La capisco signor Gordon, ma ci sono cose che un uomo non può rifiutarsi di fare, lei ha firmato un contratto a vita con noi, se ora lei è qui con la sua bella casa in mezzo al bosco, e una seducente mogliettina è perchè noi abbiamo lasciato che lei facesse questa vita qui>>.
Roland si guardò intorno poi rispose <<Beh e perchè me lo avete lasciato fare se potevate impedirmelo?>>, Gill:<<Semplicemente non avevamo più avuto bisogno di lei!>>.
Roland sorrise ed esclamò <<Se ne vada, non abbiamo altro da dirci, se vuole sapere come mai sono qui lo chieda al Capitano Bardell a Chicago!>>.
Gill questa volta usò un tono assai più severo nei confronti di Roland <<il Capitano Bardell mi ha incaricato di portarla a Chicago, ovviamente può scegliere lei se venire con le buone o con le cattive!>>.
A Roland le parole di quell'ometto insulso passarono da un'orecchio all'altro, era tre volte più grosso e con un ceffone avrebbe potuto farlo rimbalzare a terra, ma si era promesso di evitare quei modi bruschi nella sua nuova vita, per non fare brutte figure di fronte alla sua dolce Susan e disse <<Beh se le cose stanno proprio così scelgo le buone, tanto è da un po' che non faccio un giro fuori zona>>, <<Temevo che lei fosse un uomo assai meno ragionevole signor Gordon, evidentemente le chiacchiere dei suoi ex coleghi alla centrale sono false!>> disse provocatorio Gill.
Roland con le braccia incrociate sul petto muscoloso sorrise e rispose <<No, è che non ho voglia di mettermi a litigare qui, è troppo un bel posto per versare del sangue!>>.
Gill si mise apposto la cravatta che sembrava soffocarlo, quando Roland entrò in casa per salutare la sua amata, la quale era seduta pensosa su una sedia in cucina, appoggiata con i gomiti allo schienale e le gambe divaricate protese in avanti.
<<Che succede Roland, chi è quell'uomo?>> chiese subito agitatissima ed egli si accucciò vicino a lei accarezzandole i morbidi capelli scuri <<Devi stare tranquilla, sono amici di vecchia data, che avevo sulla Terra tanti anni fa, credimi non hai nulla da temere>>.
<<Dimmi la verità, perpiacere!>> chiese lei in modo pietoso osservandolo con i suoi dolcissimi occhioni cerulei, Roland abbassò lo sguardo, forse Gill non lo aveva intimidito, ma quegli occhi si, eccome.
<<Susan non è colpa mia...ma devo seguirli sulla Terra, sono miei vecchi compagni di corso e beh, siccome uno dei nostri insegnanti è morto di vecchiaia, mi hanno gentilmente chiesto se potevo partecipare al funerale, come potevo dire di no?>> aggiunse Roland cercando di aggrapparsi sugli specchi e lei capì che lui mentiva <<Non vuoi dirmelo e allora va pure, se è perchè non ti basto più come donna puoi dirmelo, stronzo!>> ribattè lei, mentre adirata si alzò dalla sedia e si recò in camera gettandosi sul letto a due piazze in lacrime.
“Che dire, come replica di una donna umana è perfetta, talmente simile da rompere i coglioni in un momento come questo, dannazione a quando l'ho comprata” , pensava Roland mentre apriva la porta della camera e si adagiava vicino a lei come per consolarla <<Susan dai non fare così, domani sarò già di ritorno, non ci sono io ma c'è Toby, non me lo farai mica morire di fame per ripicca?!>>.
Lei continuava a tenere i musi e a piangere, sarebbe stato meglio per lui separarsi in un altro modo, ma visto che le cose stavano così disse ad alta voce in modo che lei potesse intercettare il messaggio:
<<Stop>>, Susan restò da prima immobile con gli occhi spalancati, mentre una lacrima faticava a scendere lungo le guancie candide come la neve, poi Roland continuò con una sequenza di comandi vocali <<Siediti sul letto>>, lei eseguì l'ordine, ora nonostante il suo aspetto esteriore si vedeva quanto fosse più un automa che un essere umano, un prodotto estremamente sofisticato <<Rimuovi tutti i contenuti in memoria del giorno 30 settembre 2504>>.
Qualche istante di silenzio poi dalla bocca di lei uscì un <<Eseguito, attendo nuove istruzioni>>; Roland non aveva mai provato questo comando che stava per ordinare all'intelligenza artificiale di Susan, ma lo disse sperando un giorno di tornare per riattivarla per sempre <<Spegnimento totale del sistema>> mentre il ciclo si completava Roland perplesso pensò ad alta voce osservando il fantoccio dalle sembianze di una ragazza umana <<Mi dispiace Susan, ti amo, sembra ridicolo,ma non potevo spiegarti tutto adesso, mi occorre molto più tempo, ora sei come addormentata, spero che sognerai il mare, visto che so che ti piace,addio Susan, sappi che ti amo e l'ho fatto per il tuo bene, per non farti stare male, scusami ma sono solo un uomo solo, ora che ti ho disattivato, partirò per una missone, spero sia facile, ora non mi puoi sentire ma...aspetta il mio ritorno>>.
Uscì di casa triste ed avvilito, accarezzò la testa di toby aggiungendo un <<Fa buona guardia Toby,ricordati che in mia mancanza questa è soprattutto casa tua!>>.
Gill si sentiva fiero di aver risolto bene il suo compito, ora poteva sperare in una promozione, il portellone dell'astro-Flyer si richiuse al passaggio dei due uomini.
Alla partenza Roland vomitò il caffè, non era più abituato a volare sui quei velivoli <<dove andremo ora?>> chiese Roland con fermezza e Gill, un po' stordito dalla partenza brusca rispose <<Prima di tutto dobbiamo uscire dallo spazio della stazione orbitante in cui lei si era nascosto, ed aggangiarci all'astronave che ci attende per il volo fino a Chicago, sarà un bel viaggietto signor Gorgon>>. Gordon rispose <<Spero di non dovermelo fare tutto in queste condizioni, finisce che quando arriverò al distretto Bardell non mi riconoscerà, dopo otto vomitate , la puzza, le occhiaie, insomma forse riuscirò a non fare questa fottuta cosa per cui mi avete fatto chiamare!>>.
Gill cercava invano di addormentarsi sapeva che il viaggio sarebbe stato lunghissimo e stressante, andare nello spazio non è come andare in bici su una strada statale.

Mentre il flyer si elevava sempre più dal suolo raggiungendo l'hangar centrale dell'astronave in orbita che l'avrebbe trasportato sulla Terra, Roland si soffermò ad osservare quanto apparisse piccola, di microscopica importanza la sua casa ed il suo terreno artificiale, racchiuso in una delle miliaia di cupole in vetro ultra-resistente di cui era costituita la colonia extra-mondo, le vite degli esseri umani viste dallo spazio apparivano sempre più scialbe e prive di senso, se paragonate alla moltitudine di astri che gli occhi di un solo uomo potevano scorgere all'orizzonte.
Durante il lungo viaggio che separava il satellite Europa dalla Terra, Roland ebbe modo di conoscere meglio l'uomo che il capitano Bardell aveva inviato per contattarlo, era un ometto dall'aria frustra, che nascondeva la sua piccolezza dietro ai suoi gradi militari e alle sue poche medaglie, non sembrava mostrasse molta simpatia per Gordon, anzi, in certi momenti appariva anche invidioso che Bardell avesse chiesto il suo aiuto per questa missione, alla fine l'idea che il nostro eroe si fece di Gill, fu di un ipocrita leccapiedi senza dignità.
Dopo due lunghe settimane di cibi omogeneizzati e notti in bianco dovute alla bassa gravità, la Terra si mostrò in tutta la sua fierezza all'orizzonte, Roland se la ricordava proprio così, come un'inerme massa scura circolare e pensare che un tempo vi erano alberi e animali veri.
Le guerre nucleari avevano sconvolto il pianeta madre, i cataclismi ne avevano cambiato l'ecosistema e molti continenti erano sprofondati negli oceani ormai privi di fauna marina e ricchi di maleodoranti residui chimici.
Il mondo appariva come una enorme sfera di catrame illuminata qua e la da formicai di luci colorate, che erano le città, ormai spopolate dall'emigrazione nell'extra-mondo e rese invivibili dalle esalazioni gassose delle fabbriche che producevano ogni giorno nuove malattie mentali e cangerogene, solo chi non poteva permettersi di fuggire dalla Terra per povertà era obbligato a viverci e morirci.
Una volta sbarcati all'astro-porto di Chicago, Gill fece dirigere il velocissimo flyer alla sede centrale dell' S.S.M.T., mentre atterravano sul tetto dell'imponente struttura di centocinquantadue piani, tra gli edifici scuri e tenebrosi della metropoli bagnata perennemente da una fitta piogerellina acida, Roland vide che alcuni uomini in uniforme aspettavano il loro arrivo con gli ombrelli <<A quanto pare uno di noi due è una celebrità!>> esclamò beffardamente a Gill, il quale trasalì con un mezzo sorriso.
L'ufficio di Bardell era al quarantaduesimo piano dell'ala Ovest, quando Roland spalancò la porta senza prima bussare fu investito da una cortina di fumo prodotta dal sigaro del capitano.
<<Ciao Roland, sapevo saresti venuto! Accomodati>>, lo accolse felicitato Bardell, mentre gli porgeva un bicchiere appena riempito con del vecchio wisky di malto portoghese; <<Bardell...>> salutò lui sedendosi ed afferando con la mano destra il bicchierino, mentre Gill ancora in piedi dietro Gordon si stava levando il giaccone umido.
Bardell osservò il nostro sorridendo da sotto i suoi folti baffoni grigi, ormai gli erano rimasti più pochi peli in testa e il suo aspetto era sempre più cianotico, la vita sulla Terra doveva far male anche ad una vecchia canaglia come lui, pensava Roland sorseggiando il torcibudello.
Bardell:<<Meno male che ti abbiamo trovato, questa volta c'è davvero bisogno che entri in scena tu amico, di la verità Roland ti mancava un po' di azione tra i tuoi boschi di plastica eh?!>>.
Roland rispose riposando il bicchiere sul tavolo, di fronte a Bardell:<<Non lavoro più qui Bardell, l'ho già detto al tuo scagnozzo, sono libero di tagliare tronchi per il resto della mia vita!>>.
Gill fece un cenno di disgusto e Bardell sorrise <<Già, vedo che non hai perso il tuo senso dell'umorismo, ma ti consiglio di starmi bene a sentire, qui c'è in ballo qualcosa di grosso, è una missione difficile, credimi non ti avrei fatto scomodare per arrestare uno scippatore di vecchiette giù al mercato!>>.
Roland rispose alzandosi dalla sedia, per fare segno che comunque se ne sarebbe andato presto <<Una missione difficile eh? Passala a Smith, è bravo quanto me!>>, esclamò sarcastico e Bardell rispose alla provocazione <<Paul Smith respira molto bene, sempre che non gli tolgano l'ossigeno, non era in gamba abbastanza, non come lo sei tu!>>.
Rolan osservo il volto maliardo di Bardell e gli fece cenno con l'indice destro <<Sei il solito paraculo, cosa gli è successo?>> domandò preouccupato per la sorte del collega e Bardell rispose <<Doveva svolgere la “Missione Delta”, infiltrarsi tra un gruppo di stolti ribelli comandati da un certo Franck Demetrio, pensavamo che il gruppo fosse intricato in una faccenda di esportazione illegale di armi nell'extra-mondo per qualche loro assurda rivoluzione...beh a quanto pare vi era dell'altro, ma mentre Smith mi stava inviando i file con le sue ultime scoperte, lo hanno beccato e massacrato, non so perchè lo abbiano lasciato vivere, gli hanno strappato persino i testicoli quei cani bastardi!>>.
Roland osservò i due uomini nella stanza con lui abbastanza sconvolto, a quanto pare Smith stava poco bene e si fece dare l'indirizzo della clinica che lo stava curando, dopodichè si risedette e Bardell gli riversò da bere, questa volta ce ne era davvero bisogno.
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