"LA VISIONE OLTRE L'ORRORE" è un racconto a cui sono particolarmente legato, scritto nel 2003 e poi allungato l'anno successivo con una seconda parte che ne completa la trama.
Sul sito metto a disposizione solamente il PROLOGO e il PRIMO CAPITOLO, se qualcuno è interessato a leggere l'intera opera può scrivermi, sarò lieto di inviargliela con una speciale dedica autografata.
GIO MONTI









LA VISIONE OLTRE L'ORRORE









































L'orrore .... l'orrore ....
















PROLOGO


Gli occhi della ragazza, così increduli e pietosi di fronte a ciò di più normale e comune agli esseri umani esiste: la morte.
Da sola in quella stanza dalle pareti bianche coperte di muffa, completamente nuda e legata a quel grosso tavolo di legno d'ebano, mentre una videocamera la riprendeva da sopra un mobile alla sua sinistra.
Le gocce della paura si eclissavano sulla sua pelle bianca, contusa dalle botte prese in quei giorni dall'uomo che la teneva segregata in quella casa in mezzo al nulla del bosco.
Aveva sperato fino all'ultimo che qualcuno la venisse a salvare, come in un pessimo film di Hollywood, ma quella che stava vivendo era più una cupa vicenda da cinema di serie B all'italiana, dove i buoni muoiono alla fine e il male trionfa con l'incredulità beffarda degli spettatori.
Le caviglie le dolevano sotto le catene arrugginite che le stringevano, anche i polsi grondavano sangue, ma era assai poco ciò che subiva e aveva subito al confronto di quello che stava per succedere in quella maledetta stanza.
Come una beffa le effigi di alcuni vecchi Santi erano appesi qua e là sulle pareti intorno a lei, volti di San Francesco, della Madonna, di Cristo e persino di alcuni pontefici la osservavano dalle loro fotografie impassibili, senza opporre freno alla sua agonia.
Quando l'uomo rientrò nella stanza il suo cuore iniziò a battere ancora più forte rimbombandogli nelle orecchie.
L'uomo le sorrise e le accarezzo i capelli biondi bagnati del suo sudore, dopodichè prese un pezzo di nastro adesivo e glielo appiccicò con violenza sulla bocca, come per non voler sentire l'urlo che il suo lavoro avrebbe prodotto di lì a pochi minuti.
Le accarezzò con la sua mano irsuta l'epidermine del suo corpo, circondando i seni e giù fino all'ombelico, fino a palparle la vagina con un'enfasi quasi spirituale nel viso, dopodichè l'uomo si sedette su una sedia e si mise a piangere, come se avesse compreso finalmente che ciò che faceva era malvagio e se ne stesse pentendo.
Trascorsero una ventina di minuti in questo modo, dopodichè l'uomo borbottò qualcosa e si asciugò le lacrime con un lembo della canottiera che aveva indosso.
Si issò dalla sedia ed estrasse dal cassetto alla sua destra uno dei suoi "ferri del mestiere", una pinza arrugginita con la quale afferrò un capezzolo dal seno della ragazza e iniziò a tirare verso l'alto fino a strapparglielo di netto e farne uscire un fiume di vivo sangue rosso.
Sempre senza pronunciare parola alcuna continuò ad infierire sull'addome della vittima con un coltellaccio da cucina, sventrandola e afferrando con le mani ciò che vi era dentro, estraendo le budella e il fegato spargendoli in terra.
La ragazza ormai era morta, il suo corpo era gelido e l' uomo capì di aver terminato il suo lavoro, la sua missione era compiuta per quel giorno, gli spiriti della sua mente non lo avrebbero più tormentato, ora era libero di andarsene a letto.
Spense la videocamera e ne estrasse il nastro, non sapeva ancora perchè volesse sfidare la giustizia mostrandole le sue colpe, forse in cuor suo sperava di essere fermato, o forse voleva farsi beffe anche della legge degli uomini, fatto stava che uscendo da quell'alcova maleodorante si addormentò sereno e non pensò più a nulla, forse neanche sapeva più di essere se stesso.











PARTE I


RAOUL HARD

1

Ero appena ritornato dopo un paio di settimane trascorse nello svago in Florida, precisamente a Miami, città dove non esistono persone magre a parte quelle dei telefilm poiché vige la dieta a base di succulenti panini pieni di carni e bavose creme salate, cosa che mia moglie non ha assolutamente toccato durante l'intera permanenza perché ci tiene molto alla sua siluette, allorché alle 10: 43 di una caldissima mattinata di giugno il commissario Costa mi richiamò in servizio, non avevo idea di quale caso volesse affibbiarmi questa volta, ma sicuramente dal tono della sua voce doveva trattarsi di qualcosa di veramente molto serio.
Stavo percorrendo Corso Italia, quando notai nella bacheca dell'edicola che il Manchester aveva battuto il Parma nei quarti di finale, non che la cosa m’interessasse ma ci tenevo che il Bel Paese facesse la sua bella figura all'estero.
Il cielo appariva grigio dietro alle lenti dei miei occhiali scuri e un leggero venticello mi scompigliò per un attimo i capelli lunghi che portavo per sembrare più giovane, dopodiché salendo gli scalini del commissariato, salutai l'agente Caviglia e mi recai sulla soglia dell'ufficio del mio amico commissario.
Bussai leggermente dietro la porta a vetri e sentii la voce roca di Costa che m’invitava ad entrare <<Ciao Franc!>> salutai levandomi gli occhiali che spinsi indietro sulla frangetta, <<Oh ciao Raoul, ti aspettavo siediti>>.
Mentre mi accomodavo sulla poltrona di fronte alla sua scrivania, il gentile Franc Costa estrasse dal frigo-bar alle sue spalle una bottiglia di wisky e mi versò da bere, ne approfittai per risciacquarmi la gola; <<Questa volta ci vuoi tu Raoul, sei il miglior risolutore di questo tipo di problemi!>> mi disse col suo modo di fare beffardo e io replicai scherzoso <<Ti ringrazio per la fiducia Franc, spiegami per cosa diavolo mi hai chiamato!>>.
<<Due giorni fa è stato ritrovato il corpo fatto a pezzi di una giovane sedicenne di Millesimo, nei pressi della nostra cittadina, lo ha trovato sotterrato in un orto il cane di due anziani coniugi del Carretto, alla vecchiarda gli è quasi preso un infarto, la ragazza era ridotta in piccolissimi pezzi con le frattaglie sparse per tutto il sacco in cui era stata infilata prima di essere seppellita, non è bello vedere queste cose e non è piacevole che capitino qui da noi>>, disse Costa mentre fumava come un turco una puzzolentissima sigaretta che emanava fumo passivo in ogni angolo di quell'incasinatissimo ufficio, io esclamai sorseggiando il liquore <<Imbarazzante!>> e lui continuò <<No, imbarazzante no, al momento abbiamo il silenzio stampa e non abbiamo divulgato la notizia troppo in giro, certamente abbiamo dovuto informare i genitori della vittima senza entrare nei particolari, ci troviamo di fronte ad un pazzo che uccide senza pietà: dalle indagini è emerso che lo stesso stile è stato usato otto mesi fa durante un omicidio nell'Alessandrino, ovviamente irrisolto e due anni fa nei pressi di La Spezia, potrebbe trattarsi dello stesso individuo, capisci che intendo ?>>, risposi io <<Ovvio, un serial killer, ma perché questa patata bollente si deve essere proprio trasferita qui da noi?>>; Costa:<<Non ne ho idea ma di sicuro ha fatto uno sbaglio Raoul,perché ora il caso è tuo e te sei il migliore!>>.
Finii di bere il wisky accennando un ammiccamento di gratitudine in quanto Costa mi riteneva il suo agente preferito poi chiesi incuriosito <<Abbiamo qualche indizio?>> e Costa rispose <<A dire il vero sì, però sono quasi tutte false piste, abbiamo cercato in tutta la zona intorno a dove è stata trovato il cadavere, ma non abbiamo trovato niente che potesse insospettirci, dall'autopsia risultava che l'assassino avesse usato mannaie, seghe, coltelli, pinze e addirittura un trapano elettrico per infierire sulla vittima, e ne abbiamo avuto la conferma quando il soprintendente alle indagini si è ritrovato nella cassetta della posta questa!>> estrasse dal cassetto una videocassetta e io esclamai <<Un nastro? Vuoi dire che...>>; Costa continuò <<Esattamente Raoul, è come pensi tu, ha filmato l'omicidio con una videocamera, sopra vi sono anche le impronte digitali, ma non appartengono a nessun indiziato che abbiamo negli archivi, è evidente che è pazzo e ci vuole sfidare, noi purtroppo brancoliamo nel buio e temiamo che compia qualche altra efferratezza>>.
Costa accese l'apparecchio compatto alla sua sinistra e mi mostrò alcune delle sequenze iniziali della registrazione: tutto ciò che si poteva vedere era una specie di seminterrato buio in cui filtrava la luce da una finestrella con delle inferriate, sui muri vi erano alcune immagini religiose, persino una madonnina su una mensola, dopodiché la telecamera mostrava la vittima legata ad un tavolo da cucina, imbavagliata e completamente nuda, tipico dei rituali di certe sette, alcuni minuti dopo si intravedeva la figura incappucciata in canottiera dell'assassino, un uomo robusto, muscoloso e piuttosto irsuto, con in mano un utensile da macellaio, inutile dire che decisi di far spegnere la proiezione a Costa, ne avevo già visto abbastanza e il mio stomaco poteva non reggere, mi vennero in mente gli hamburger mangiati in Florida, forse era proprio così che li producevano?
Costa mi versò dell'altro torcibudello e questa volta mi andò giù molto più volentieri poi disse <<Non capisco proprio come possa esistere certa gente? Perché poi prendersela con delle ragazzine?>>; risposi mostrando la mia cultura nel vasto campo della psicologia criminale <<...istinti sessuali repressi, infanzie rubate, famiglie allo sbando, probabilmente si tratta del solito caso del tale che da ragazzo ha subito violenze e repressioni di ogni sorta, la società lo ha allontanato e ora la follia ha preso pieno possesso della sua coscienza, sai Franc in questi casi è difficile dare la giusta spiegazione e l'esatta condanna, vittima e carnefice sono la stessa persona, ma puoi giurarci che se è là fuori io lo prenderò e lo porterò in tribunale, non servirà a far tornare viva quella povera ragazza, ma almeno non sarà più a piede libero>>.
Franc :<< è così che ti voglio sentire parlare Raoul, e poi via un paio di medaglie sul petto non fanno mai male no?>> disse aggiungendo una fragorosa risata nascosta dal suo baffone grigio e io replicai <<Le medaglie le lascio ad altri, è la giustizia che deve trionfare, la gente deve poter uscire da casa tranquilla qui in Valbormida, come puoi spiegare ai parenti e alla gente che una ragazzina è stata uccisa a sangue freddo e magari violentata da un folle che si aggira per le strade indisturbato quando la gente solo perché parcheggia di fronte ad un tombino viene multata! E’ questa per te la legge Franc?>> finii la frase alzando la voce e Costa disturbato mi invitò a non farmi sentire da tutto il commissariato <<Dai Raoul non fare lo stronzo era per dire, lo so che tu sei sempre stato un poliziotto un po' all'americana, capelli lunghi, non si fa mai la barba, coi blu jeans, però diamine non ti incazzare così!>>.
Mi alzai dalla sedia e salutai <<Ciao Franc, stammi bene!>>, uscii sbattendo la porta con tutti quegli sbarbatelli di agenti scelti che mi guardavano, mi rimisi gli occhiali da sole e tornai a casa.

Rincasai verso le otto di sera, dove essermi sparato un toast nel bar più putrido della città, tanto sapevo che la mia convivente non mi aveva preparato niente da mangiare, o comunque non qualcosa di più succulento di quello che avevo mangiato.
<<Ciao Ele, sono a casa!>> esclamai sull'ingresso, lei mi salutò con una mano mentre era coricata sul divano vestita solo di un accappatoio e un paio di mutandine rosa, stava seguendo un pessimo programma su Rai Uno, con il buon vecchio Pippo Baudo; mi tolsi il giubbotto e mi sedetti accanto a lei spostandole le gambe nude.
<<Sei tornato tardi stasera, dì la verità ti vedi con qualcuna?>> mi disse lei senza guardarmi, osservando fissa lo schermo del televisore, io trasalii sbigottito <<Ma no cara! Come puoi pensare una sciocchezza simile!, sono stato fuori per motivi di lavoro!>>, <<Ho letto che il 98% degli uomini quando fa le corna alla propria moglie dice che è stato fuori per lavoro...>>,rispose voltandosi con un mezzo sorriso.
<<Te l'avevo detto Ele, Franc mi ha telefonato stamattina, si tratta di un affare serio questa volta>>, ribattei, lei con falsa curiosità mi domandò <<Di cosa si tratta?>>; non avrei dovuto parlare di lavoro con lei, vigeva il segreto professionale, ma anche un buon poliziotto come me ogni tanto aveva bisogno di sfogarsi così accettai la domanda e risposi <<E stata uccisa una ragazza qui nei dintorni, Franc mi ha dato il caso, tutto li, ma non sappiamo ancora che pesci prendere, purtroppo non abbiamo molti indizi e nemmeno sospetti dato che non capita spesso che accadano cose del genere qui da noi>>.
Eleonora spalancò gli occhi al riguardo della cosa, non era mai successo davvero che tornassi a casa e le dicessi che una ragazzina era stata assassinata ed esclamò <<Mio dio! Ma perché motivo l'hanno uccisa?>>.
<<Credo che possiamo escludere che la motivazione fosse l'antipatia!>> risposi sornione e mi sbottonai i primi bottoni della camicia, mi avvicinai alla sua guancia sinistra e la baciai dolcemente, sentivo che la cosa le piaceva.
La serata finì come sempre, cioè a letto, dove turbato non riuscivo a dare il massimo di me e verso mezzanotte, quando lei già dormiva, accesi la luce e cercai sul taqquino il numero di casa di Franc.
Mentre componevo il numero, lei si svegliò e mi disse cosa stessi facendo e le feci cenno di stare un momento in silenzio, dall'altro capo la voce gracchiata del commissario non si fece attendere <<Pronto?>>, risposi velocemente <<Scusa Franc per l'ora ma dovresti darmi un paio di nominativi della gente che frequentava la ragazza uccisa, voglio iniziare l'indagine facendo domande qua e là, magari ultimamente hanno visto aggirarsi intorno a lei qualcuno di sospetto e hanno paura a dirlo in pubblico..>>, Franc:<<Hai ragione Raoul,buona idea! Abbiamo già fatto un sopralluogo su chi frequentava questa Elisa Delrame (questo il nome della vittima), ma non abbiamo trovato molto a parte qualche amichetto e le compagne di scuola, comunque vi sono ancora un paio di persone che sarebbe meglio sentire, passa domani dal sergente Rinaldi, sai quello con la barbetta che lavorava per i servizi speciali su a Milano?>>, ci pensai un attimo poi mi venne in mente <<Ah sì lo conosco, grazie Franc>>.
Posai la cornetta e mi soffermai pensoso, dopodiché mi alzai e mi recai in bagno; sentivo Eleonora che sbuffava, mi odiava quando facevo così, quando mi venivano centomila cose per la testa e a lei non dicevo un bel niente.
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